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Community informali nelle organizzazioni

By admin | Maggio 1, 2008

Le comunità (o community, per seguire la diffusa nomenclatura anglofila) sono gruppi di lavoro, scambio di opinioni, conoscenze, valori, che nascono - in genere spontaneamente - in molte organizzazioni.
L’origine è la conoscenza reciproca, la condivisione di passioni, bisogni e soprattutto il riconoscimento del vantaggio di collaborare informalmente.

Possono essere integrate formalmente in un’azienda?
Community Informali - ApogeoQueste riflessioni nascono dalla lettura di qualche pagina di un e-book di cui potete scaricare un capitolo sul sito di Apogeo: “Lavorare sulle community informali nelle organizzazioni” (di E.Scotti, R. Sica).
La comunità informale è qualcosa a cui molti di noi sono avvezzi: è quell’aggregazione, nata dalla passione, dalla voglia di risolvere agevolmente dei problemi, di condividerli assieme alle conoscenze con colleghi interni all’azienda (o - come capita in alcune amministrazioni pubbliche - all’esterno, nella rete di relazioni con altre strutture).

Molto spesso la comunità informale si rivela molto efficace, non imbrigliata dalle regole procedurali imposte, talvolta (qualcuno direbbe: spesso) d’ostacolo agli obiettivi.
Come rileva E. Wenger, sovente il riconoscimento della Community da parte dell’azienda non è semplice:

“La natura spontanea, organica, informale delle Comunità di Pratica le rende resistenti alla supervisione e alle interferenze”. (Wenger, Snyder 2000)

L’organizzazione (leggi: il management) non dovrebbe progettare e coordinare la community, piuttosto coltivarla e agevolarla, fornire strumenti tecnologici (in termini web 2.0, soprattutto), risorse e tempo per farla crescere: solo così può prosperare e apportare benefici all’organizzazione. La community informale non può essere imposta: verrebbe a mancare il motore fondamentale: la passione.

Passione, competenza, dovere

Situazione ideale: la community nasce sulla passione, spesso la integra alle capacità.
Se l’azienda integra la community all’organizzazione interseca DOVERE con CAPACITA’ e PASSIONE.
Purtroppo spesso l’ovale più in basso è separato dal cosa ami fare se non da entrambi gli altri.

Un altro punto d’attrito tra la community e l’organizzazione è strutturale:
- la comunità informale è agile per sua natura, orientata più all’evoluzione che ad obiettivi precisi e definiti, molto creativa e quindi spesso ‘distruttiva’ del vecchio e del consolidato.
- l’organizzazione (nel senso di impresa) è sovente granitica, ferrea e poco duttile, soprattutto poco avvezza a considerare con occhio benevolo l’ora distruttrice che precede il rinnovo. Il cambiamento è stress.

Alcuni dubitano che le comunità informali possano funzionare dopo la formalizzazione in azienda: solo un management “illuminato” può essere tanto aperto da coltivare, proporre, incentivare perdendo il ruolo spesso impositivo che tradizionalmente ricopre.

Chiudo con un inciso dalla mia esperienza professionale. Nelle pubbliche amministrazioni le comunità informali sono talvolta un motore necessario, nel tipo di servizio in cui opero (Informagiovani) si sviluppano reti sociali importantissime e scarsamente formalizzate.
Il nascente coordinamento nazionale Informagiovani sta aprendo nella direzione della collaborazione di comunità, fornirà piattaforma 2.0 e basi per una collaborazione che mira (a quanto ho capito) a riconoscere e valorizzare accrescendole le community di pratica già esistenti tra molti informagiovani. Le premesse sembrano positive: aspettiamo di vedere se funzionerà.

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